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Jeffrey Dahmer: la storia vera del serial killer di Milwaukee
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Jeffrey Dahmer: la storia vera del serial killer di Milwaukee

una porta sulla scena di un crimine

La storia di Jeffrey Dahmer, serial killer statunitense responsabile dell’uccisione di 17 uomini e ragazzi tra il 1978 e il 1991, arrestato dopo la fuga di Tracy Edwards e condannato all’ergastolo.

Jeffrey Dahmer è uno dei nomi più noti e disturbanti della cronaca criminale americana. Nato nel 1960, divenne conosciuto come il “Milwaukee Cannibal” o “mostro di Milwaukee”, soprannomi nati dopo la scoperta dei resti umani nel suo appartamento di North 25th Street, a Milwaukee.

Tra il 1978 e il 1991, Dahmer uccise 17 uomini e ragazzi. Il primo omicidio avvenne in Ohio, poi la serie proseguì soprattutto nel Wisconsin, tra la casa della nonna a West Allis e l’appartamento di Milwaukee. Il caso esplose il 22 luglio 1991, quando Tracy Edwards riuscì a fuggire dall’abitazione di Dahmer e a fermare la polizia.

Il punto essenziale, quando si racconta questa storia, è evitare la fascinazione morbosa sul killer. Dahmer non fu un personaggio da mito nero, ma un assassino seriale condannato per una lunga scia di omicidi. La sua vicenda mostra anche fallimenti investigativi, segnali ignorati e vittime spesso vulnerabili, molte delle quali giovani uomini appartenenti a minoranze o ambienti marginalizzati.

scientifica indossa guanti sulla scena del crimine
scientifica sulla scena del crimine – newsmondo.it

Jeffrey Dahmer: l’arresto dopo la fuga di Tracy Edwards

La notte del 22 luglio 1991, la serie di omicidi finì quasi per caso. Tracy Edwards, riuscito a uscire dall’appartamento di Dahmer con una manetta ancora al polso, intercettò due agenti di Milwaukee e raccontò di essere stato minacciato. Gli agenti lo accompagnarono di nuovo nell’edificio: Dahmer provò a presentare la vicenda come un equivoco, ma nell’appartamento vennero notate fotografie che mostrarono una realtà molto più grave.

La perquisizione rivelò una scena sconvolgente: resti umani, fotografie delle vittime e materiali usati per smembrare e conservare i corpi. L’FBI stabilì poi che nell’appartamento erano presenti resti di 11 vittime, mentre gli investigatori cominciarono a ricostruire una serie di omicidi commessi in più luoghi e in più anni.

Dahmer confessò. La sua strategia criminale, secondo le ricostruzioni giudiziarie e investigative, era fondata sull’adescamento: avvicinava uomini e ragazzi, spesso offrendo denaro per bere, posare per fotografie o passare del tempo con lui. Dopo averli portati in casa, li drogava e li uccideva. I dettagli più macabri del caso sono diventati tristemente celebri, ma il dato più importante resta un altro: per anni le vittime scomparvero senza che la serie venisse fermata.

Uno degli episodi più dolorosi riguarda Konerak Sinthasomphone, quattordicenne che nel maggio 1991 riuscì a uscire dall’appartamento di Dahmer in stato di evidente incapacità. Due agenti lo riconsegnarono a Dahmer nonostante l’allarme di alcune testimoni. Poche settimane dopo, quando i resti vennero scoperti, quell’errore divenne il simbolo dei fallimenti che avevano permesso al killer di continuare a colpire.

Il processo, gli ergastoli e la morte in carcere

Dopo l’arresto, il processo si concentrò soprattutto sulla questione della capacità mentale di Dahmer. Il 13 gennaio 1992 si dichiarò colpevole ma insano di mente per 15 capi d’accusa nel Wisconsin. La domanda per la giuria non era più se avesse commesso gli omicidi, ma se fosse penalmente responsabile al momento dei delitti.

Nel febbraio 1992, la giuria stabilì che Dahmer era legalmente sano quando uccise le sue vittime. Il 17 febbraio 1992 venne condannato a 15 ergastoli consecutivi per gli omicidi giudicati in Wisconsin. Successivamente fu trasferito in Ohio, dove ricevette un’ulteriore condanna per l’omicidio della sua prima vittima, Steven Hicks.

La pena di morte non fu applicata perché il Wisconsin non la prevedeva. Dahmer venne detenuto al Columbia Correctional Institution, in Wisconsin. Il 28 novembre 1994, mentre stava svolgendo lavori di pulizia, fu aggredito e ucciso da un altro detenuto, Christopher Scarver, che nello stesso episodio uccise anche un altro prigioniero, Jesse Anderson.

La storia di Dahmer continua a essere raccontata in documentari, libri e serie televisive, ma il rischio è sempre lo stesso: spostare l’attenzione dal dolore delle vittime alla figura dell’assassino. La parte più importante della vicenda resta invece la catena di vite spezzate, gli errori che non fermarono Dahmer in tempo.

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ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2026 18:03

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